Lez_SPIR_01 - UOMODIO

Vai ai contenuti
001002003004005006007008009010011012013014015016017018       


1. GRANDEZZA UMANAClicca e TORNA al SOMMARIO

In questi ultimi decenni di progresso tecnologico, l’uomo è divenuto di una genialità semidivina. Ha strappato segreti all’universo, ha fatto schiave le forze della materia, ha concepito invenzioni straordinarie, ha esplorato i cieli, ha formato materiali e combustibili nuovi, incroci di piante e di animali, capolavori di ingegneria, apparecchi utili allo sviluppo, al commercio e allo scambio di informazioni, organismi e istituzioni indispensabili alla società. L’uomo possiede un potere così grande, da poter dominare sulle opere della creazione, sugli animali e su ogni essere vivente, secondo quanto è stabilito dal divino comando: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela; dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e su ogni essere vivente che striscia sulla terra (Gn 1,28).

Perché l’uomo è così potente, quasi un dio sulla terra? Perché all’uomo sono soggette tutte le creature e tutte le creature sono a suo servizio? La Sacra Scrittura ci aiuta a rispondere con queste parole del Santo che rende sacre le parole: Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina lo creò (Gn 1,27); Voi siete dèi, siete tutti figli dell’Altissimo (Sl 81,6; Gv 10,34). Ecco dunque la risposta: L’uomo è così potente perché viene da Dio ed ha in sé lo Spirito di Dio.

Noi siamo speciali, unici, intelligenti, liberi, geniali, ma non dobbiamo dimenticare che tali doni ci vengono dal Creatore che ci ha fatti a sua immagine e somiglianza, dallo Speciale, Unico, Intelligente, Libero, Geniale. Perciò non dobbiamo mai dimenticarci di rendere grazie a Dio, perché è per Lui che esistiamo e viviamo. È scritto infatti: Tutto fu fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente fu fatto di tutto ciò che esiste (Gv 1,3); Tu sei degno, o Signore e Dio nostro, di ricevere la gloria, l’onore e la potenza, perché tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono (Ap 4,11).

Dal Signore abbiamo avuto intelligenza, libertà, potere, qualità naturali, morali e spirituali. Ma se ci dimentichiamo di Dio, se ci dimentichiamo dei doni ricevuti e del fine del ricevimento dei doni, veniamo accecati dalla nostra stessa scienza, intrappolati dal nostro stesso arbitrio, rovinati dalle nostre stesse invenzioni, schiacciati dal nostro stesso potere, inebetiti dalla nostra stessa intelligenza, uccisi dalla nostra stessa vita.

Noi siamo veri uomini quando ci uniamo alla sapienza e alla potenza del potente e sapiente Creatore, interdicendoci di mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male (Gn 2,9.17), cioè di non essere noi i legislatori di ciò che è buono e cattivo, brutto e bello, giusto e ingiusto, vero e falso, utile e dannoso, e di scegliere per noi stessi ciò che pensiamo essere buono o cattivo, altrimenti andiamo verso la rovina totale. Solo quando il nostro imperfetto sapere umano si fonde al perfetto sapere divino, la nostra scienza produce opere buone e virtuose. Diversamente è un sapere inutile, sterile, forviante, nocivo. Così è anche per la scelta di fabbricare e inviare armi, di rispondere al male col male e di percuotere con sanzioni, credendo che sia questa la via della pace, mentre il Maestro dice: Fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano (Lc 6,28-29).

La scienza umana diventa vera sapienza quando all’intelligenza della mente si unisce la dottrina della fede, e alla purezza della fede la santità della virtù e la verità della dottrina. In tal modo la ragione si eleva, si matura, si perfeziona, si santifica, e l’uomo diventa sempre più divino, un vero figlio di Dio. È nell’amare il Signore e nell’osservare i suoi comandamenti che l’umanità nobilita se stessa, facendosi davvero di poco inferiore agli angeli come è scritto: Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissate, che cosa è l’uomo perché te ne ricordi e il figlio dell’uomo perché te ne curi? Eppure l’hai fatto poco meno degli angeli, di gloria e di onore lo hai coronato: gli hai dato potere sulle opere delle tue mani, tutto hai posto sotto i suoi piedi (Sl 8,5-7), non come suggerisce Satana all’umanità (Gn 3,5). Dice il profeta: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo per l’uomo è tutto (Qo 12,13); Fondamento della sapienza è il timore del Signore (Pro 9,10).

Sì, l’uomo è grande, intelligente e potente. Ma, se si allontana dal Signore e si lascia sedurre dal mondo, diventa stolto e perde la sua forza, come capitò a Sansone sedotto da Dalila (Gdc 16).       


2. CREDERE per VIVERE Clicca e TORNA al SOMMARIO

Dice Gesù, il Maestro: In verità vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà mai la morte (Gv 8,51); Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno (Gv 11,25-26); Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di
me.

La vita vera non è in questo breve giorno terreno dove il corpo vive, ma nel giorno eterno che si apre per tutti nel giorno della morte e alla fine dei tempi. La vera vita si ottiene seguendo il Maestro che insegna il vero. A chi crede, il Signore promette la gioia perfetta ed eterna. Dice infatti: Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena (Gv 15,11).
Chi ha desiderio di Dio ascolti ciò che Dio desidera, poiché Egli vuole farci partecipi della sua gloria, amandolo intensamente, dopo averlo conosciuto volontariamente, nella persona del Figlio che il Padre ha mandato come uomo, in tutto uguale a noi. Nessuno infatti conosce il vero Dio, se non per mezzo di Colui che lo ha fatto conoscere all’uomo (Gv 1,18).
Il Signore è talmente buono, che non solo ci ha pensati e creati, ma ci ha anche istruiti e salvati, destinandoci alla gloria eterna dei cieli, purché non rifiutiamo la sua grazia. È dunque una gioia per noi magnificare con riconoscenza il Redentore che si è sacrificato per tutti e che per tutti ha ottenuto il perdono dei peccati, purché ci disponiamo a pentirci e a non peccare più. Oltre ad essere per noi un dovere magnificare il Redentore per la sua immensa misericordia, è veramente anche una gioia magnificarlo, poiché Gesù non solo è morto per noi, ma è anche risorto, e quindi è vivo e continua ad amarci e perdonarci, purché non respingiamo il suo amore.
Siamo passati dalla condanna al perdono e dal giudizio alla grazia, perché Gesù ha squarciato il velo del Tempio (Mt 27,51) e ora non c’è più alcuna barriera che impedisce all’uomo di conoscere Iddio, nonché di essere da Lui conosciuto. La via della grazia è aperta a tutti e tutto si apre a chi vive nella grazia.
Il sacrificio del Figlio ha permesso ai figli di essere amati dal Padre e di poter davvero sperare nella vita del cielo, nella vita gloriosa e beata del paradiso. Ora, l’acqua viva che zampilla per la vita eterna (Gv 4,14) esce abbondante dal Tempio, da Dio, come un fiume in piena, per nutrire e dissetare. Dove essa arriva, tutto risana (Ez 47,1-12).
Gesù è risorto, per continuare ad essere il nostro Maestro e il nostro Salvatore. Ed è risorto perché non temessimo di osservare la parola di un morto, di uno che non ha più nulla da dire e più nulla da promettere. La parola di Gesù è invece viva e vera, sempre attuale, perché Egli è vivo, anche se non lo vediamo. Non lo vediamo, per poter vivere, poiché nessuno può vedere Dio e rimanere in vita (Es 33,20), essendo la vita il mezzo per giungere a Dio. Si giunge a Dio, dopo aver creduto in Lui, per vederlo in cielo anche se non si è visto in terra. La fede è infatti il mezzo per contemplare il cielo e meritare l’eternità beata. Dice il Signore: Beati quelli che pur non avendo visto crederanno! (Gv 20,29).
Ancora oggi, e fino alla fine del mondo, Gesù vivo passa a dare la vita a chi è morto, mediante gli apostoli e i profeti di oggi da lui inviati, raccomandandoci di credere e di sperare in Lui e ripetendoci queste consolanti parole: Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20). Finché siamo quaggiù, Egli dà senso alla nostra vita e dà vita alla nostra morte.
Dio passa ancora a insegnare, guarire, confortare, salvare, premiare, glorificare. Passa per chiamarci alla santità, per farci passare dalla morte alla vita, indicarci il paradiso, sostenerci nella prova e confortarci nella morte. Ciò che richiede da noi, per poterci graziare, è ciò che richiedeva a tutti quando passava nei borghi della Palestina: l’ascolto, la fede, l’amore. Dice l’apostolo Paolo: Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo assiso alla destra di Dio; pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra (Col 3,1-2).
Molti dubitano che i corpi possano risorgere, e pochi arrivano appena a credere che l’anima sia immortale. Dubitano che un corpo, disfatto nella polvere, possa ricomporsi, sospettando che Dio possa aver detto cose non vere o che non sia vero ciò che è detto. Chi dubita, offende la Divina Potenza e fa di Essa una menzogna. C’è forse qualcosa di impossibile al Signore? (Gn 18,14; Mt 19,26; Lc 1,37). Se Egli creò dal nulla tutte le cose, non sarà forse capace di ricreare una cosa già creata? Proclama l’Altissimo: Io sono il Signore Dio di ogni essere vivente; qualcosa è forse impossibile per me? (Ger 32,27).
Qualcuno potrebbe anche dire: “Nessuno è mai tornato indietro a dirci se c’è l’aldilà. Devo prima morire per vedere se c’è qualcosa”. Stolto! Vuoi attendere di nascere, per vedere prima come è la vita? Ma come puoi vederla, se prima non nasci? Troppo tardi è voler credere dopo esser morti, perché finita la vita non c’è più possibilità di credere. Ora è il tempo favorevole! (2Cor 6,2). Bisogna credere prima di morire, per non morire prima di poter credere.  


3. IL VANGELO È VITA Clicca e TORNA al SOMMARIO

La vita di noi cristiani dovrebbe essere una luce per il buio del mondo, un segno del cielo per chi non crede, una testimonianza di virtù per il peccatore. Dice, infatti, il Maestro e Signor nostro: Voi siete il sale della terra ... Voi siete la luce del mondo ... Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al padre vostro che è nei cieli (Mt 5,13-16).
La vita cristiana è carità, la vita cristiana è amore. È importante perciò vivere ciò che si crede, per essere creduti da come si vive, avvalorando la parola con l’azione, la preghiera con la bontà, la fede con la testimonianza.
È la santità quella che converte i popoli, che feconda la Chiesa e che glorifica Iddio. Insegna l’apostolo Giacomo: Come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta (Gc 2,26); e Giovanni rafforza dicendo: Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui (1Gv 4,16).
Ciò che fa circolare il sangue nel corpo e dà vita alle membra non è forse il cuore? Ma se il cuore si ferma, si ferma anche la vita, l’intelligenza, la parola, il moto, l’attività. Si ferma tutto. Allo stesso modo, se manca l’amore nella Chiesa, manca la Chiesa stessa, perché muore. Senza amore, tutto è inutile. Senza amore, tutto è insignificante.
Per santificare il mondo, sempre più ateo, sempre più materialista e corrotto, è necessario essere veri cristiani in tutto: nelle parole e nelle opere, nella vita privata e nella pubblica, in chiesa e in famiglia, con gli amici e sul lavoro. Non ci sono due vite e due modi di essere, secondo il luogo in cui ci si trova e le persone che si incontrano. Dio è uno solo ed è ovunque. La sua è parola di verità in qualsiasi momento e situazione.
Si è cristiani quando ci si reca a Messa, come quando si lascia la chiesa e si torna a casa. Si è cristiani a tavola, con familiari e amici, come quando qualcuno ha bisogno di noi. La preghiera deve tradursi in carità effettiva, perché l’amore è il fine della preghiera. Ecco perché Sant’Agostino disse: “Ama e fa quello che vuoi”. Meglio essere cristiani senza dirlo, che dirlo senza esserlo.
Evitiamo, con una vita coerente al credo che professiamo, il rimprovero del Santo contro quelli che dicono e non fanno, che promettono e non adempiono, che pregano e non amano, affinché il Signore non dica anche a noi: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me (Is 29,13; Mc 7,6).


4. LO SCOPO è il CIELO Clicca e TORNA al SOMMARIO

Dice il Signore: È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla (Gv 6,63). Con queste poche parole Gesù insegna che ciò che è materiale passa col tempo, mentre ciò che è spirituale resta per l’eternità, perché Dio è infinito e immortale. Nessuna cosa ci segue nel sepolcro, se non il bene che abbiamo fatto e la santità che abbiamo raggiunto. Perciò le cose della terra vanno usate con prudente distacco e intelligente libertà; utilizzate non come fini a se stesse, ma come strumenti per il Fine: raggiungere Dio.

Le cose terrene devono essere lasciate senza rimpianto quando non servono più, perché vi è una vita oltre la morte: la vita eterna, la vita dello spirito, la vita in Dio. In tal modo non bisogna imitare quelli che si affannano e si vendono per delle cose tutte terrene, dimenticando che è il Signore lo scopo dell’esistenza. Egli dice: Chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? (Mt 6,27).

Molti, nella bramosia di possedere, si nuocciono in mille modi per cose che non hanno futuro, senza riflettere che esse scompaiono negli anni e che vanno usate con rendimento di grazie e spirito di servizio. Alcuni, pur di avere, uccidono moralmente chi va contro i loro piani ed è di intralcio ai loro interessi. Altri arrivano perfino a uccidere corporalmente i loro antagonisti. Sono dei dementi, perché non vogliono ammettere che la vita dipende solo dal volere di Dio.

Non è questo mondo che dà il paradiso, perché la soddisfazione temporale non potrà mai dare all’uomo la gioia soprannaturale. È il paradiso che dà la gioia vera. Nonostante ciò, Dio ci ha preparato questo mondo meraviglioso, con le sue acque, i suoi minerali, i suoi giacimenti, i suoi prodotti, le sue piante ed ogni essere vivente utili alla vita dell’uomo. E che dire del sole? Guardatelo spesso e riflettete. Non vedete Dio in esso? Non vedete la sua potenza e il suo amore? Sì, la luce ci parla di Lui.

È un paradiso effimero quello promesso dal progresso umano. Un paradiso che, come la realtà virtuale, si dissolve in un baleno e non lascia traccia di sé. Lo dice anche San Paolo: Come un ladro di notte, così verrà il giorno del Signore. E quando si dirà: “Pace e sicurezza”, allora d’improvviso li colpirà la rovina, come le doglie una donna incinta; e nessuno scamperà (1Ts 5,2-3). Quanto più diversa è la luce solare rispetto a quella elettrica, tanto più sublime è la felicità paradisiaca rispetto a quella naturale. Non c’è paragone.

La terra è il mezzo per amare Dio e salire in cielo. Il corpo è il mezzo per santificare l’anima, prima che essa entri nell’eternità. La vita è il mezzo per raggiungere la Vita, amando Dio nel prossimo e il prossimo in Dio. La ragione è il mezzo per confermare la fede, facendo della fede un aiuto alla ragione, in modo che la ragione sia nobilitata dalla fede. Senza il timor di Dio, la ragione impazzisce, diventa irragionevole, causa di rovina anziché di promozione e sviluppo. È Dio che rende la vita un’esistenza.


5. OBBEDIRE a DIO Clicca e TORNA al SOMMARIO

L’originale peccato di Adamo ed Eva, commesso all’inizio del tempo (Gn 3,1-6), fu principalmente un peccato di superbia, dal quale poi nacquero tutti gli altri sei vizi capitali: avarizia, lussuria, ira, gola, invidia, accidia. La superbia portò i nostri Progenitori alla disobbedienza verso il Signore, e conseguentemente alla caduta dallo stato di grazia. Perciò, per riparare allo sbaglio iniziale e ai conseguenti danni, è necessario ripercorrere all’indietro l’errata via dei due Primi: non essere superbi, non scegliendo di fare la propria volontà anziché obbedire ai comandi del Signore.

La virtù dell’obbedienza, intesa nel suo reale significato, va sempre perseguita con zelo e costanza, perché fu anche la virtù più amata e osservata da Gesù e da Maria. Infatti, da quando il Figlio di Dio si incarnò nel grembo della Vergine Madre, fino alla morte obbedì sempre alla volontà del Padre, offrendosi in espiazione dei nostri peccati. Dice l’Apostolo: Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce (Fil 2,8).

Tutta la vita del Redentore fu un continuo atto di fede e di sottomissione al Padre, terminato nella suprema accettazione del Calvario. Già prima di essere catturato diceva: Padre mio, se questo calice non può passare da me senza che io lo beva, sia fatta la tua volontà (Mt 26,42), compiendo in Sé le profetiche parole del Salmo: Ecco, io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare, o Dio, la tua volontà (Sl 39,8-9; Eb 10,7).

Fare la Volontà del Padre era una gioia per il divino Figlio, perché Egli sapeva bene quali immensi benefici procura, e anche per insegnare a noi ad imitare Lui. L’obbedienza data al Creatore è una gioia, perché procura la gloria. Dice ancora l’Apostolo, riguardo a Gesù: Apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre (Fil 2,7-11).
Era una forza per il Figlio fare la volontà del Padre, come è un piacere per noi prendere cibo per dare forza al corpo. Proprio in riferimento a ciò disse: Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera (Gv 4,34). Il cibo è un diletto e una necessità per il corpo, un dovere e un piacere insieme, non solo perché è piacevole mangiare cose buone, specie quando si ha fame, ma anche perché il nutrimento dà forza, calore, sviluppo, benessere, allegria, gioia di vivere e volontà di fare.

L’obbedienza al Signore è importante, perché è il fondamento in cui si formano tutte le virtù. Anche le tre virtù teologali: fede, speranza e carità, nonché le quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza, hanno bisogno della divina obbedienza per mantenersi. Infatti, come avere la fede? Obbedendo a Dio che ci sprona a credere nella sua parola. Come avere la speranza? Obbedendo a Dio che ci esorta a sperare nella vita eterna. Come avere la carità? Obbedendo a Dio che ci insegna ad amare con il suo esempio.

Dall’obbedienza al Signore, che ci ama e ci vuol dare il premio eterno, dipende la nostra esistenza presente e futura. Chi obbedisce a Dio, che è via, verità e vita (Gv 14,6), vive nel vero e nel buono già da questo mondo, diventando sempre più simile al Vivente, all’Eterno, al Santo. Chi obbedisce a Dio, diventa erede di quel regno preparato per noi fin dalla fondazione del mondo (Mt 25,34).


6. NON TENTARE il SIGNORE DIO TUO Clicca e TORNA al SOMMARIO

Tentazione non è soltanto quella scagliata da Satana verso l’uomo, ma anche quella scagliata dall’uomo verso Dio. È detto infatti: Non tenterai il Signore Dio tuo (Dt 6,16; Mt 4,7); Perché mettete alla prova il Signore? (Es 17,2); Mi misero alla prova, pur avendo visto le mie opere (Sl 94,9); Non mettiamo alla prova il Signore (1Cor 10,9).

Quando tentiamo Dio? Lo tentiamo quando abusiamo della sua bontà e non ci decidiamo a rinnegare il peccato. Lo tentiamo quando facciamo il male con leggerezza e imprudenza, senza preoccuparci dei suoi comandi e dei suoi divieti. Lo tentiamo quando non ci interessiamo di ciò che Egli ha detto e, quando da Lui perdonati, torniamo a peccare calpestando i doni ricevuti. Lo tentiamo quando pretendiamo da Lui un segno per credere, senza credere anche se non abbiamo segni. Lo tentiamo quando perdiamo inutilmente tempo della nostra vita in cose che non sono utili per l’altra. Lo tentiamo, infine, quando mettiamo a repentaglio la nostra vita con comportamenti pericolosi e imprudenti, sia per quanto riguarda il corpo, sia per quanto riguarda lo spirito.

Afferma il Catechismo: “L’azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. È così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse dal Tempio, obbligando in tal modo il Padre a intervenire. Gesù gli oppose la parola della Scrittura: Non tenterai il Signore Dio tuo. Tale sfida ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza” (CCC 2119).

Dio non si irride e non si deride pensando che Egli non veda, taccia e non intervenga perché troppo diverso da noi o, peggio ancora, inesistente. Guai a chi disprezza e disonora Dio, considerandolo insignificante, lontano, disinteressato, fantasioso. Ricordiamo che l’Eterno, tutto pietoso verso chi si pente, è all’opposto tutto severo verso l’incorreggibile che non vuole convertirsi e che non ha riguardo per la sua anima. Dice infatti: Ti giudicherò secondo la tua condotta e i tuoi misfatti (Ez 24,14).

Il Signore rigetta da Sé colui che, dicendo di osservare i precetti, si prende gioco della Legge e persevera nella malizia. Giova forse il digiuno corporale se l’anima non digiuna dal peccato, dall’orgoglio e dalla sensualità? Digiuno significa soprattutto non gustare ciò che fa male all’anima, come è simboleggiato nel digiuno dal frutto proibito: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti (Gn 2,16-17). Per essere in grazia, amati dal Signore, occorre che la mente corrisponda al cuore, la parola alle opere, la preghiera all’amore, la fede alla professione.

L’uomo dovrebbe piangere di se stesso quando sciupa e uccide la propria anima e, per quel pianto sincero e contrito, rendere all’anima il perdono di Dio e la salvezza eterna. Chi invece ride del soprannaturale e lo ignora, ignorando perfino la morte corporale che non può essere derisa e ignorata, è un demente e un irresponsabile, perché corre il rischio di perdere se stesso nel baratro eterno da dove non c’è più ritorno (Lc 16,26). Perciò, sempre il Santo ci ricorda questo suo divino e immutabile comando: Non tenterai il Signore Dio tuo (Dt 6,16; Mt 4,7).


7. L'ESISTENZA di DIO Clicca e TORNA al SOMMARIO

La fede è già una prova dell’esistenza di Dio, il Quale ci dimostra la sua esistenza con molte prove dandoci la possibilità di credere. Dice, infatti, l’Apostolo: La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono (Eb 11,1).

Con la sola scienza non si può dimostrare che Dio esiste, perché l’essenza di Dio è al di fuori della scienza. Con la ragione, però, è possibile rendere la scienza più ragionevole, ragionando su ciò che è scientifico. Infatti: Dalla creazione del mondo in poi, le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità (Rm 1,20).

Non si può “dimostrare” l’esistenza di Dio, poiché la stessa dimostrazione limiterebbe Dio a una realtà dimostrabile, e perciò finita, mentre in realtà Egli è eterno e infinito. Abbiamo tuttavia tante manifestazioni della sua divina Presenza, la quale, pur non costringendoci a credere per dar valore alla fede, avvalorano la fede per aiutarci a credere.

La ragione illumina la fede, la sorregge e la completa, dal momento che con la sola fede non si può spiegare tutto ciò che è da credere. Così, come non è possibile dimostrare Dio a chi non crede, allo stesso modo chi non crede non può dimostrare che Dio non esiste, non potendo credere a ciò che non può dimostrare.

Varie sono le “prove” che ci aiutano a non dubitare di Dio.

1. La creazione.
Se c’è la creatura deve esserci per forza il Creatore. Infatti, ciò che non esiste non può cominciare ad essere se non in forza di ciò che lo fa esistere. Il nulla non può crearsi da sé. Nessuna cosa può esistere, senza una causa che la origina. Tale causa si chiama: Io sono colui che sono! ... Colui che è (Es 3,14; Ap 1,8): Dio.

2. Il moto.
Tutto ciò che si muove è mosso da qualcuno, poiché nulla può muoversi da se stesso senza uno che lo spinga. Nel moto c’è l’azione di Dio che tutto muove per amore dell’uomo e dare un senso alla creazione. Nel moto c’è un disegno, un programma, un fine.

3. L’ordine.
Tutto, nell’universo, è ordinato per uno scopo di armonia e funzionamento. L’ordine presuppone un Ordinatore, mentre il caso non può ordinare le cose ad un fine ordinato e funzionale. Vi è una Mente che forma, che dirige, che muove.

4. L’uomo.
Nell’uomo, che è il vertice delle creature terrestri, Dio ha disposto ogni qualità per uno scopo d’amore: intelligenza, libertà, volontà. Se vi è il figlio, necessariamente vi è anche il Padre. L’uomo è dotato di grandi capacità perché è ad immagine e somiglianza dell’Altissimo (Gn 1,26-27).

5. La luce.
Il sole è la più grande e meravigliosa manifestazione di Dio e riflette la sublime Entità divina. Il sole brucia e non si consuma, secondo il tempo che noi diamo al suo bruciare, poiché per Dio mille anni sono come un giorno solo (Sl 89,4; 2Pt 3,8). Il sole è a servizio della terra, fino a quando la terra avrà raggiunto il suo fine. La perfetta grandezza del sole e la sua perfetta distanza da noi, ci assicurano una vita regolare e perfetta: luce, calore, energia. La luce del sole è il bacio di Dio.

6. La rivelazione.
Nei secoli e nei millenni il Signore ha fatto sentire la sua voce. Nessuno può dire di non sapere ciò che Dio vuole e ciò che Dio è, perché ormai il Vangelo è diffuso in tutto il mondo. Il Padre ci ha insegnato la verità e ci ha rivelato il bene, venendo Egli stesso fra noi nella persona del Figlio, affinché il Figlio avesse molti fratelli da portare al Padre mediante la conoscenza e l’amore di Lui (Gv 17,6).

Tutto parla di Dio.



Come la superbia è il principio di ogni male, così l’umiltà è il principio di ogni bene. La Superbia: Satana, causò la rovina. L’Umiltà: Maria, causò la salvezza.

L’umile è colui che rievoca la prima delle beatitudini, proclamate da Gesù: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli (Mt 5,3). L’umile è spoglio di ciò che ostacola la fede, e perciò è aperto all’amore. Crede eroicamente in Dio, sperimentando la gioia di fare la sua volontà. Si affida con fiducioso rispetto a Colui che è più saggio e più potente di lui, perché lo può guidare e salvare, superando facilmente ogni difficoltà e dolore. La sua fede è solida, la sua speranza è certa, la sua carità è continua.

L’umiltà, che è fonte di ogni virtù, è la virtù che viene dalla Fonte, da Dio, mezzo di ogni santità e saggezza. Il vero umile, considerandosi per ciò che è, non è mai agitato e avido di potere, non cerca cose straordinarie, non giudica, non condanna, non è avaro, perché sa che ogni bene viene da Dio e che Dio è il vero Bene. Intorno a sé emana pace, allegria, simpatia, quiete, devozione, rispetto. La grazia di Dio lo circonda con tutte le sue grazie.

Un esempio di umiltà perfetta è la Vergine Maria. Ella, davanti alla cugina Elisabetta, canta: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, perché ha guardato l’umiltà della sua serva (Lc 1,46-48). Vivendo nell’umiltà, Maria era sempre nella pace e nella gioia interiore, pur fra le grandi prove della vita, pur schiacciata dalle sofferenze di non veder amato il proprio Figlio e con Lui trafitta in una mistica crocifissione. Ella sapeva unire alle grandi cose che Dio faceva in Lei, le piccole cose che Lei faceva in Dio.

Dove Eva rovinò, Maria restaurò. Dove Eva disobbedì, Maria obbedì. Eva porse all’umanità il frutto dell’albero della conoscenza del male che procura la morte, Maria porge il Frutto dell’albero della conoscenza del bene che pende dal legno della croce e che infonde la vita. Dall’uomo fu usato il corpo per formare la donna (Gn 2,21-22), dalla Donna fu usato il corpo per formare l’Uomo. Se la Vergine non fosse stata così umile e casta da vincere la superbia e la lussuria di Eva, Eva non avrebbe potuto dare all’uomo la Vincitrice di Lucifero e perciò non ci sarebbe stata redenzione. Come non ci sarebbe stata redenzione se Maria non avesse anticipato la redenzione di Cristo, offrendosi a Cristo come Corredentrice.

Rovesciando il nome di “Eva” si ottiene “Ave”. Questa misteriosa coincidenza ci aiuta a comprendere che davvero Maria fu la contraria di Eva, la nuova Donna, la nuova Madre dell’umanità, il principio della salvezza e la forza della redenzione. È la nuova Compagna che il Signore affida all’uomo, poiché non è bene che l’uomo sia solo (Gn 2,18), soprattutto di quella solitudine che è la lontananza da Dio.

Ave, Eva! Tu hai vinto il male con il bene, il vizio con la virtù, la lussuria con la castità, la disobbedienza con l’obbedienza, l’ateismo con la fede, l’odio con l’amore, la superbia con l’umiltà, la condanna con il merito, l’infedeltà con la perseveranza. Ave Eva! Diletta Figlia del Re, che rendi re i tuoi figli diletti! Ave, stella del mare, Madre gloriosa di Dio, Vergine sempre Maria, porta felice del cielo. Vergine santa fra tutte, dolce Regina del cielo, rendi innocenti i tuoi figli, umili e puri di cuore. Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa’ che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo!


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


027 • NON C’È REINCARNAZIONE • Clicca e TORNA al SOMMARIO

Non bisogna commettere sacrilegio pensando che vi può essere parola migliore di quella del Signore, venuto non ad abolire la Legge ma a darle compimento (Mt 5,17). Le teorie del mondo si possono anche aggiornare, ma non la fede. La fede, la morale e le verità dottrinali rimangono intatte sino alla fine. Gesù lo ha detto: Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno (Mt 24,35).

Riguardo alla vita oltre la morte, il Signore afferma: Quanto poi alla risurrezione dei morti, non avete letto quello che vi è stato detto da Dio: Io sono il Dio di Abramo e il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? Ora, non è Dio dei morti, ma dei vivi (Mt 22,32). Abramo, Isacco e Giacobbe sono vissuti una volta sola. Noi vivremo una volta sola. Gesù, che è Dio, prese carne una volta sola e non la prenderà una seconda, perché anch’Egli rispetta l’ordine e la giustizia. Ogni persona è unica e irripetibile, come unica e personale è l’esistenza.

Dice ancora Gesù: Questa è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno (Gv 6,40). Dice: “lo risusciterò”, non “lo reincarnerò”. E specifica: “nell’ultimo giorno”. I sepolcri si apriranno per tutti, ma solo alla fine dei tempi, quando sentiremo la voce del Salvatore che ci chiama al Giudizio. Se vi fossero state più vite, il Maestro lo avrebbe insegnato e lo Spirito lo avrebbe confermato (Gv 16,12-14).

Quando, con la morte, il corpo dell’uomo si decompone e ritorna nella polvere da cui fu tratto, lo spirito non si reincarna in un’altra vita, ma attende di riunirsi alla sua carne nel giorno della risurrezione finale. Non siamo chicchi di grano che germogliano una, due, dieci, cento volte. Non siamo frumento che spunta dal suolo ad ogni nuova stagione. Siamo figli di Dio, fatti a sua immagine e somiglianza (Gn 1,26-27).

Non abbiamo che un’unica e irripetibile esistenza. Da come viviamo in questo mondo, vivremo nell’altro, nel bene o nel male. Così dice il Signore: Dobbiamo compiere le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può più operare (Gv 9,4). È giusto che sia così. Guai se non lo fosse! Vivessimo mille vite, diverremmo mille volte zimbello di Satana. Vivendo una volta sola, invece, e sapendo che in quella costruiamo il nostro destino eterno, ci preoccupiamo di agire secondo la volontà di Dio. Ogni ora che passa inutilmente, infatti, è un’occasione persa per investire il talento ricevuto (Mt 25,14-30). Finito il talento, non se ne può avere un’altro.

Come il Signore disse a Nicodemo, l’unica rinascita che Egli permette ai suoi figli è quella spirituale: Se uno non rinasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio (Gv 3,3); e anche l’apostolo Paolo ammonisce: Dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici, e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera (Ef 4,22-24).

+++++++++++++


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO


+++++++++++++ Clicca e TORNA al SOMMARIO
Torna ai contenuti